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sabato 6 aprile 2002
Bob Cerelli e Windows Il sito onecomputerguy di Bob Cerelli, è strapieno di buoni consigli su Windows nelle sue varie versioni. Linguaggio chiaro, competenza tecnica, niente pubblicità: un vero atto d'amore che Bob mantiene aggiornato tra un lancio e l'altro. Grazie a Sylvain per la dritta.
venerdì 5 aprile 2002
Guerra allo spam e collateral damage Fred Langa ha scritto un interessante e approfondito articolo sui filtri anti-spam, prendendo spunto dal fatto che, ogni volta che manda una edizione della sua newsletter, una certa percentuale gli rimbalza indietro per i motivi più stravaganti: ![]()
Come ripeto sempre a chiunque faccia finta di ascoltarmi: il computer è uno strumento per automatizzare compiti ripetitivi, ma non è in grado di capire niente. Parlare della guerra allo spam e delle sue eventuali vittime innocenti, con quello che succede nel mondo, mi mette piuttosto a disagio. C'è sempre un prezzo da pagare, e quando si parla di vite umane il prezzo è inaccettabile. Così penso io, dal conforto di questa vita tranquilla e pacifica. Mettimi in diverse condizioni, e temo che non sarei così sicuro. Visioni diverse Due visioni diverse ma entrambe autentiche di quello che succede in Israele: Live from Palestine Le prossime letture Amazon mi ha portato oggi le mie due prossime letture: ![]() David Weinberger: Small pieces loosely joined List Price: $25.00 Our Price: $17.50 Used Price: $12.50 Jakob Nielsen: Designing Web Usability List Price: $45.00 Our Price: $31.50 Used Price: $18.75 Totale speso: $ 65,97 incluso imballaggio e trasporto ($16,97) Se li avessi comprati usati avrei risparmiato: $ 17,75. David e Jackob: you owe me a beer. Dammi il tempo e ti dirò la mia opinione. Per quanto riguarda "Small pieces", leggiti intanto la versione "for kids" Antidote to the Liberal Monotone? Norah Vincent scrive dal Los Angeles Times questo articlolo sui weblogs, la cui bizzarra tesi è: I giornalisti sono tutti di sinistra e ce l'hanno con i bloggers perchè sono tutti di destra! Come? Ma che c'entra? Perché? Nel miglior stile giornalistico, nessuna spiegazione viene data, nessuna evidenza tranne "ma certo, lo sanno tutti!". ![]() Poi alla fine dell'articlo leggo che "Norah Vincent is a senior fellow at the Foundation for the Defense of Democracies, a think tank set up after Sept. 11 to study terrorism". Ah, ecco.
mercoledì 3 aprile 2002
The newspaper is a lecture. The web is a conversation. Continuando il discorso su giornalisti e webloggers, Dan Gillmor segnala l'articolo di un giornalista verdino di invidia, apparso sul Boston Globe, e la divertente e ragionata risposta di un blogger/giornalista che ha capito la differenza: Here’s the secret: people on the web are not paid to be important. They usually aren’t paid at all, of course, but the point of putting up a blog isn’t to be Influential, or to Redefine the Dialogue, or any other of the hoary old clichés. People put up blogs because they have something to say. If they post six times a day and three posts blow chunks, so what? Better that than a columnist whose every piece is stooped with the awful weight of its author’s ego. E ancora, i blogs usano le notizie, commentano i giornali, ma: The newspaper is a lecture. The web is a conversation. Molto ben detto. Mondadori e modulistica Ti dicevo ieri che nel rapporto uno-a-molti è importante mettere in piedi meccanismi di feedback che permettano al pubblico di esprimersi. Oggi aggiungo che non basta far parlare il pubblico: bisogna anche ascoltarlo! E dico questo perché, quando ho mandato la mia iscrizione a una conferenza organizzata da Mondadori Informatica, il modulo correttamente riportava la seguente dicitura: 675/96 Conformemente alla legge 675/96, Mondadori Informatica, titolare del trattamento, la informa che i dati forniti nel presente modulo potranno essere utilizzati, previo suo consenso, anche ai fini dell’invio di materiale informativo, pubblicitario e promozionale o per altre attività di marketing. "NO" avevo barrato io. E pensavo "questa è gente seria, mica Pasquale 'o spammatore". Immagina la mia sorpresa ieri quando mi sono visto arrivare questa email: ![]() Alla mia richiesta di spiegazioni per questa classica spammata (nota i destinatari in copia nascosta, nota il generico "gentile cliente", nota i ben due allegati), Francesca si è correttamente scusata: Egr. Sig Torriero, E io davvero spero per il buon nome di Mondadori Informatica che si sia trattato di un incidente isolato e non di una pratica comune.
martedì 2 aprile 2002
Communities vs. Audiences Sylvain segnala questo interessante articolo di Clay Shirky dal titolo "Communities, Audiences, and Scale" che è già un classico. La tesi principale è che anche sul Web i gruppi affiatati sono i piccoli gruppi. Quando le comunità crescono troppo, diventano delle platee: comunicazione uno a molti invece di molti a molti o uno a uno: The characteristics we associate with mass media are as much a product of the mass as the media. Because growth in group size alone is enough to turn a community into an audience, social software, no matter what its design, will never be able to create a group that is both large and densely interconnected. Secondo Clay non esiste tecnologia capace di superare questo scoglio. Mi sembra una tesi ragionevole, ma da approfondire. ![]() Nel rapporto molti a molti subentrano le regole sociali: la comunione di amorosi sensi non viene negoziata ad ogni interazione, ma in qualche modo viene presupposta secondo criteri di appartenenza. Diventa importante disporre di canali di feedback efficaci, e in questa luce diventa ancora più significativo l'articolo di Dan Gillmour "Journalistic Pivot Points": I was blogging a session on wireless technology, and wrote something about SkyPilot, one of the presenting companies. Duncan Davidson, SkyPilot's CEO, finished his presentation and sat on the podium, reading on his laptop, while other people talked. Si entra in una sfera totalmente diversa, ma forse la tecnologia può dare una mano. Pensaci. Che ti fa bene. La Zia Giulia Ho approfittato delle vacanze di Pasqua per rileggere "La tía Julia y el escribidor" di Mario Vargas Llosa (Ed. Seix Barral, 1977). E' la storia autobiografica, delicatamente ironica, dell'educazione sentimentale e letteraria dello scrittore da cucciolo, nella Lima anni '50. ![]() Parallelamente alla storia d'amore corrono le trame tessute dal "escribidor" Pedro Camacho, autore di radionovelas: una manipolazione delirante della sottocultura ispanica (ma anche latina in generale), portata al parossismo della più grottesca truculenza dal progressivo deterioramento mentale del Camacho. Insomma, un gran bel libro.
domenica 31 marzo 2002
Derek Powazek vs. Jacob Nielsen Anche Derek se la prende con il guru dell'usabilità. Ma diversamente da Bifo, dice cose molto intelligenti. L'altra faccia della usabilità è l'infantilizzazione: Will everyone who believes that online users are brain-dead, slack-jawed morons please raise their hand? ![]()
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