Gaspar
It's more complicated than that
sabato 8 marzo 2003
 

Lungo post arrabbiato di Mike Golby dal Sud Africa sulla guerra all'Iraq, post che condivido totalmente. Ad esempio quando scrive:
"In the opinion of many U.S. citizens exercising their right to think and speak freely, governments and citizens of Europe, Africa and other continents, and among real enemies of your country, there is a justifiable view that the Bush administration, and by your contorted reason, you, are betraying your country's constitution. In defiance of international law, you are going to war against a sovereign, partially occupied, virtually defenseless state posing little or no threat to the security of your or any other country. In violation of international law, this country has been so weakened by twelve years of punitive sanctions and round-the-clock bombing that its infrastructure will collapse and its people will suffer any number of diseases.

Your military planners have [albeit painfully and slowly] pressed a quarter of a million men, armed to the teeth, to its borders. They will rush in to occupy the sand kingdom for up to two years once most of its urbanized areas and the people inhabiting them have been blown apart or burnt to a crisp. Iraq has been forced into a situation where its only means of defense might be to unleash whatever easily concealed bio-toxins it possesses. If it does, your government, and by your reasoning, you have done everything in your power to precipitate such an action. You have done so to further an extraordinarily base and crude agenda."
Ti confesso che oggi io mi sento profondamente anti-americano, e che questo mi disturba parecchio.

Io sono per metà polacco, e capirai quindi che sono stato allevato da piccolo a un anticomunismo per niente ideologico ma assai pragmatico: alimentato dai racconti dei parenti polacchi che venivano a trovarci, confermato dalle visite a Varsavia e dall'aver toccato con mano la dura realtà, che non aveva niente a che vedere con il bel sogno coltivato dai miei amici di sinistra.

Per questo la logica dei blocchi contrapposti mi ha fatto sempre pendere dalla parte degli Stati Uniti, a volte con convinzione, a volte come male minore. Ma adesso che il blocco sovietico si è sciolto, adesso che era il momento di potenziare gli organismi internazionali, non ci sono scuse per quello che stà succedendo.

Mi chiedo anche: e se domani Bush decide che è negli interessi degli U.S.A. radere al suolo l'Italia? Ci vai tu allONU a mettere il tuo inutile veto?


 
Annurca

Hai mai assaggiato le mele annurche della Campania? Che spettacolo! Io le ho provate oggi per la prima volta. Cosa mi sono perso!


 
Le tabelle pivot di Excel

Con allarmante frequenza mi capita di entrare in una azienda, anche grossa, e scoprire che:


  1. I dati aziendali vengono raccolti e mantenuti in un database che gira su AS400 oppure Unix oppure altro mainframe, ma comunque non Windows. Si privilegia quindi l'affidabilità e la robustezza, e fin qui molto bene.

  2. Il database non Windows crea dei report periodici, non modificabili dall'utente, consultablili tramite una stampata oppure, nei casi più fortunati, visualizzabili a schermo e incollabili in Excel.

  3. In pochi, rarissimi casi, viene anche prodotto un file di testo delimitato o incolonnato che è possibile importare in Excel con la procedura guidata. Si tratta sempre e comunque di un riassunto, mai di un accesso ai dati originali.

  4. Il problema di fondo è che queste aggregazioni sono state progettate di solito anni addietro da chi gestiva i database, e non da chi gestisce il business oggi.

  5. Ma chi gestisce il database oggi si attacca al proprio potere e non molla il controllo.

Sarebbe così facile implementare i driver ODBC e lasciare che gli utenti si facciano le aggregazioni per loro significative. Che ci vuole a fare una tabella pivot? Niente, se si ha accesso al database.

Invece l'utente che ha bisogno di rispondere a semplici domande, tipo "Chi sono i miei migliori clienti e in che periodo comprano di più?" oppure "Quali miei prodotti contribuiscono di più alla redditività complessiva?", sono costretti a complicate e lunghissime acrobazie di copia-incolla, quando non addirittura a ripassarsi con l'evidenziatore un pesante tabulato e a riscrivere i dati in un foglio di Excel: va a finire che quando le risposte arrivano, sono già vecchie e non servono più.

Tutto questo succede fondamentalmente perchè chi deve decidere le cose non le capisce, e chi le capisce non può deciderle. E' su queste cose che le aziende affondano, oppure sopravvivono.


martedì 4 marzo 2003
 
Consigli per gli acquisti - 2

Dice Peter in un commento: "Su Discolandmail mi pare di aver visto diverse offerte su Prokofiev..."

Corro a cercare e in effetti trovo l'integrale di musica da camera e solistica di Prokofieff: Per 27,50 Euro ben cinque CD e con interpreti mica da ridere (Repin, Rampal, Milstein).

Credo che me lo compro. Grazie Peter!


lunedì 3 marzo 2003
 
Consigli per gli acquisti

A proposito, volevo comprarmi le Sonate di Prokofieff. Che edizione mi consigli?

Proko-proko


domenica 2 marzo 2003
 
Vadim Repin al Conservatorio

Ieri sera a Milano c'era il bravo Vadim Repin (stupendo Stradivari "Ruby" del 1708) accompagnato al pianoforte da Alexander Melnikov. Il programma:
Giuseppe Tartini
Sonata in sol minore "Il trillo del diavolo"

Serghei Prokofieff
Prima Sonata in fa minore op. 80

Edvard Greig
Sonata in sol maggiore n. 2 op. 13

Ernest Chausson
Pome op. 25 per violino e pianoforte

Maurice Ravel
Tzigane per violino e pianoforte
Si tratta di un programma ben collaudato, che Repin porta in giro per il mondo da qualche mese; ed in effetti c'era perfetta intesa tra i due.

Di solito nei programmi il primo brano è "di riscaldamento": non troppo difficile, non troppo lungo, buono per rompere il ghiaccio. Di solito il Trillo del Diavolo (difficile, brillante, ma anche intenso) te lo aspetti come gran finale. Repin invece ce l'ha proposto di aperitivo, come dire "guarda di cosa sono capace".

Molto bello anche Prokofieff, molto cupo l'inizio con il famoso inizio in sordina e le velocissime scale a imitare "il soffio del vento su un cimitero"; e poi con l'andante "lirismo senza sole".

Durante Prokofieff, per due volte ho visto il pianoforte ondeggiare di un dieci centimetri buoni sotto i colpi ribattuti di Melnikov, tant'è vero che all'intervallo un inserviente è venuto a serrare meglio il blocco delle ruote dello Steinway.

Sempre all'intervallo l'accordatore si è prodotto in una sostituzione al volo di una corda, raccogliendo alla fine calorosi applausi.

Grieg mi è sembrato abbastanza convenzionale, privo di sorprese, quasi noiosetto. Un poco meglio mi è parso Chausson, ma insomma non entusiasmante.

Infine la Tzigane che abbiamo appena ascoltato anche da Uto Ughi: Repin la esegue con forse minore veemenza, ma con maggiore attenzione e con una più ampia gamma di colori. Il brano inizia con una cadenza di violino solo che ziganeggia in lungo e in largo per poi lanciarsi con il pianoforte in un forsennato gioco di virtuosismi.

Grandi applausi finali da un pubblico poco numeroso. E' stato un gran bel concerto.