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sabato 23 agosto 2003
Google News Alert Ti arriva una mail ogni volta che c'è una notizia contenente la tua chiave di ricerca: fenomenale! Blog e Harvard Busines Review Mentre il prestigioso Corriere dichiara che il blog "è quasi in declino", il numero di settembre del giornalino della scuola di Harvard pubblica "HBR Case Study: A Blogger In Their Midst". L'articolo è di Halley Suitt, con commenti di David Weinberger e Ray Ozzie. Tutta gente che ha un weblog, che conosce ed è conosciuta, e quindi ne parla con autorevolezza. Perchè se è vero che non occorre essere violinista per parlare di liutai, l'esserlo aggiungerà autorevolezza e credibilità a quello che dici (ma anche informarsi non guasta).
venerdì 22 agosto 2003
Dolore, blog e giornali. C'è una interessante discussione nei commenti al weblog di Giulio Mozzi, e sono rimasto assai colpito da questo sfogo di Remo Bassini: Premessa: sono un giornalista di un "piccolo" giornale; vedo che la discussione è quanto mai animata: non m'intrometto, ma voglio semplicemente dire che penso su un argomento che mi è caro. Dunque, ho, anzi, abbiamo letto due pezzi. Uno di un giornalista, l'altro di Mozzi. Bene. A questo punto confrontiamo. Cos'è che risalta subito agli occhi? Che mentre Mozzi è stato testimone del fatto il giornalista alla stazione non ci ha messo piede. Non ha visto i giapponesi, non ha visto i resti maciullati della donna... insomma, non ha visto. Il pezzo che ha scritto, quindi, gliel'ha suggerito qualcuno: o un dispaccio di agenzia, o un poliziotto. Fosse andato in stazione avrebbe intervistato e virgolettato le affermazioni di qualcuno e, soprattutto, avrebbe respirato la stessa aria che ha respirato Mozzi: un dramma. Mozzi invece, che giornalista non è, ha raccontato, a suo modo, col suo stile, cos'ha visto. In altri termini cos'è successo. Magari gli sarà sfuggito qualche particolare, ma da un fatto Mozzi ne ha tratto una notizia. Quando si va in una scuola elementare e un bimbetto chiede che differenza c'è fra uno scrittore e un giornalista gli si spiega che il primo inventa mentre il secondo racconta. Ma per raccontare occorre vedere, esserci. Se un giornalista va sul posto, credetemi, il pezzo al 99,99 per cento lo firma. Se il giornalista avesse visto le stesse cose che ha visto Mozzi non avrebbe avuto bisogno della fiction.Che per me - lo dico da giornalista - ha un significato chiaro: inventare, ingigantire, storpiare anche. E' il male neanche troppo oscuro del giornalismo italiano, oggi. Ma lo sapete che al Corriere (di Buzzati) o a Repubblica quasi il 50 per cento delle notizie vengono raccolte dalle agenzie come l'Ansa? E le altre? Le si ottengono via fax (comunicati stampa delle forze dell'ordine) o via telefono. Qualche rara volta il giornalista va sul posto. Dipende dalla sensibilità di chi fa questo mestiere. Ho un collega che lavora al Gazzettino, redazione di Venezia; ha problemi di deambulazione, ma quando capita qualcosa prende e va. Ed ha solo 27 anni. Ma la maggior parte dei miei colleghi se sa che c'è stato un incidente, un suicidio o una rapina resta in redazione. Dove le notizie comunque arrivano... E' da tempo che i giornali vendono meno e sono in crisi; si salvano solo alcune nichhie, specie in provincia. Ma non voglio annoiarvi troppo... Dal mio punto di vista dico solo che Mozzi ha messo in risalto un problema con cui mi confronto quotidianamente. Un saluto a tutti.Sono sempre più convinto che il blog rappresenti una grande opportunità per un buon giornale e per un buon giornalista.
giovedì 21 agosto 2003
Dolore e connessione Chris Locke è un geniaccio e il suo ultimo post (On Things Never Quite Being What They Seem) lo prova. Tra le altre cose: Because it's your life you're talking about, in your own strong voice. Not trying to prove how wonderful it all is, but touching the places where it hurts. Because the places it hurts are the places we connect. Especially in those inexplicable moments when our pain is transformed into the joy of recognition. We recognize each other in our humanness. We recognize each other as human by the sound of the voice we are able, if we resist the counter pressure, if we try and keep trying, to pull up from where it has lain buried for so long in our deepest -- and often darkest -- heart. PopFile, prima settimana Dei 22 errori di classificazione di PopFile, 12 sono stati nel primo giorno. Negli ultimi due giorni le ha azzeccate tutte. Nel frattempo comincio a vedere più posta di lavoro, e la percentuale di spam è scesa al 60%. ![]() A questo punto mi azzardo a dire, sottovoce, che il mio problema è risolto.
mercoledì 20 agosto 2003
Blogs Have a Place on News Web Sites e già che ci siamo, Steve Outing a fine luglio scriveva: I hope you're not sick of Weblogs (AKA blogs) yet, because they're not a fad that will go away soon. Blogs, it is becoming obvious to me, are where much of the innovation in online content is taking place.Il pezzo è molto dettagliato e pieno di collegamenti esterni (ho la presunzione di saper riconoscere quando un articolo è approfondita ricerca e quando è aria fritta). Declino Scopro con orrore che il blog, negli Stati Uniti, è quasi in declino. Lo afferma con perentoria sicurezza (ma non lo spiega) Paolo Di Stefano sul Corriere di oggi, pagina della cultura. Questo mentre il Chicago Tribune ha appena aperto un blog dove Eric Zorn dice: Every publication and most opinion journalists will be blogging within 15 years, probably sooner. ![]() Paolo Di Stefano (pdistefano@corriere.it), nato ad Avola (Siracusa) nel 1956, inviato del "Corriere della Sera" è stato capo delle pagine culturali. Laureato con Cesare Segre all’Università di Pavia, ha debuttato nel giornalismo come responsabile del “Corriere del Ticino” di Lugano. Ha lavorato per l’Einaudi, e per il quotidiano “La Repubblica”. Attualmente è giornalista culturale del "Corriere della Sera". Bibliografia (mi chiedo se Scarpa li ha letti, io purtroppo no): La famiglia in bilico, Serie Bianca, Euro 9,3 Baci da non ripetere, Universale Economica, Euro 6,2, I Canguri, Euro 9,3 Azzurro, troppo azzurro, I Narratori, Euro 11,88 Paolo di Stefano ancora non ha un suo weblog. Don't email me, it's broken I server della posta di tin.it sono giù da stamattina. E Phil, Ovidiu, David segnalano un aumento esponenziale di messaggi di posta contenenti l'ultimo virus. How I emailed myself into a job and blogged my way out of it La Apple ha licenziato Kevin venerdì scorso, ma lui l'ha presa benissimo: My corporate manager fired me on Friday for not meeting his goals.Questa cosa dei 'legami deboli' l'avevano tirata fuori Joi: I recently hired two people who were IRC regulars. I felt very comfortable after "getting to know them" over the last few months on IRC. Of course face to face meetings and interviews were essential, but the time spent with them on IRC really added to my ability to judge their character. I realize now that I am actively recruiting from my network of weak ties on the Net and also using the Net to meet interesting people to connect with others who might be good collaborators for those interesting people. The Net has always been a big part of my arsenal of networking tools, but I think it's reaching a whole new levele Ross: Don't email me, its broken and you will only bother me. But do spend time in these spaces, not for me, but for yourself and the real relationships you will foster. Thank goodness we all woke up and realized the people around us matterEsattamente. Will we begin to see 'correct this story' links within every article? Techdirt segnala un interessante articolo di Mark Glaser: Newspaper Sites Are Slow to Fix Their Online Corrections Policies. Tradotto in italiano suona un poco come fantascienza ma insomma, questa interazione tra carta e web comincia ad esserci.
martedì 19 agosto 2003
Google Catalogs Questa l'ho scoperta adesso. Qui maggiori indicazioni: Google Catalog Search applies Google's sophisticated search technology to thousands of scanned mail-order catalogs, from industrial adhesives to designer clothing and gourmet food. Whether you publish business or consumer catalogs, Google Catalog Search extends the reach of your marketing efforts to millions of new customers.Chi ha detto che in Google dormono?
lunedì 18 agosto 2003
Liberia libera ...e la Liberia, la liberiamo o no? Dipende dal contenuto di zolfo (grazie a David Isenberg). Bolle virtuali Nel caso ti fosse sfuggito, noi maniaci schiacciamo le bolle qui. Devastatingly addictive (grazie Bernie). Blackout e virus Leggo da Ovidiu Pedrescu che il blackout potrebbe essere stato provocato da un virus: "It seems that the core systems controlling the power grid are running Windows OLE and DCOM applications, the last being the target of the attack of MSBlast"Interessanti commenti (questo e questo) sulla lista Bugtraq. Posta e spam Me la cavavo con le regole di Outlook per smistare i messaggi legittimi nelle varie cartelle, in modo che tutto quello che rimaneva in inbox era spam da buttare senza leggere.Adesso mi sono installato PopFile, che è gratis, multi-piattaforma, e molto cool! PopFile mi separa la posta normale dallo spam prima di passarla ad Outlook, e mi marca lo spam aggiungendo all'oggetto del messaggio "[spam]". Quindi ad Outlook basta una sola regola per buttare il messaggio in una apposita cartella da dove verrà eliminata dopo due giorni. L'installazione e il setup sono stati veloci e indolori, ma occhio che il programma non è stato ancora tradotto in italiano. All'inizio PopFile è stupido, non ha idea di cosa sia lo spam. Man mano che i messaggi arrivano, tu glielo spieghi, "guarda che sono soddisfatto delle dimensioni dei miei organi riproduttivi", e lui impara. Per imparare PopFile usa il filtro Bayesiano (qui David Weinberger ti spiega il meccanismo). Quando sbaglia lo puoi correggere, e naturalmente impara dai suoi errori. Cosa interessante, il pannello di controllo di PopFile mantiene delle statistiche sulla posta, dalle quali apprendo che in tre giorni (di festa) ho ricevuto 48 messaggi, di cui 34 sono spam (70,83%). Una buona media!
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