CitizenCamp, io c’ero

Il CitizenCamp di Casalecchio di Reno ieri è andato bene e sono contento di esserci stato. Complimenti ad Antonella e alla sua impeccabile organizzazione. Dico solo una cosa: la rete WiFi ha funzionato sempre, nonostante la diretta audio/video e la radio.

Questo barcamp mi conferma due cose che già sospettavo da tempo: le salette piccole favoriscono le presentazioni, mentre i saloni le disperdono. Inoltre c’era meno gente rispetto a Torino e Roma, e mi sembra che questo abbia favorito l’interazione.

Certo, mi aspettavo un pubblico molto più eterogeneo e avevo preparato una presentazione di taglio abbastanza divulgativo. Invece erano tutti smanettoni assatanati, gente con più di 500 feed nell’aggregatore, e ho dovuto improvvisare al volo qualcosa di più adatto a loro.

Per quanto riguarda le altre presentazioni, ho seguito con attenzione Gianluca Diegoli, che leggo da tempo con interesse e che ho conosciuto finalmente di persona. Spero ci tenga aggiornati sulle vicende del paesino che lotta per non avere il deposito di gas sotto i piedi.

Federico Bolso è stato molto coinvolgente e toccante nel presentarci la storia di iBaby e di come il blog l’abbia aiutato a superare un momento difficile.

Se l’argomento portante del camp era la cittadinanza digitale, paradossalmente l’intervento più in tema è stato quello assai tecnico di Stefano Quintarelli sugli assetti della telefonia in Italia. Il diavolo è nei dettagli: e dai dettagli dipende il futuro di internet in Italia, se sarà strumento di crescita per tutti o di arricchimento per pochi. Bravo a Quinta per la capacità di cogliere, nella complessità, i nodi chiave del problema.

Per gli interventi che mi sono perso andrò a cercare il video da scaricare, e aspetto con ansia che escano le interviste di Nicola Mattina. Per il resto, atmosfera tipica da barcamp: chiacchiere negli intervalli e una buona dose di fuffa e cazzeggio; foto a non finire, baci abbracci e strette di mano.

Sono scappato presto e mi sono perso l’aperitivo e la cena. Aspetto con ansia un barcamp di due giorni in cui la parola “camp” acquisti il significato che merita.

Grazie a tutti quelli che c’erano, grazie ha chi ha seguito da casa.