In difesa delle notizie a pagamento: il business model

Sono abbonato a una rivista di carta, e per riuscire a leggerla mi tocca ingaggiare furiose colluttazioni con mio figlio. La rivista ha un sito web, i cui contenuti completi, inclusa la versione audio degli articoli, gli archivi e i database, sono visibili solo agli abbonati. Il tutto mi costa 122 €/anno, e sono soldi che spendo assai volentieri.

Questa rivista non ha avuto nessun problema a passare dalla carta al digitale, e anzi nel’anno terribile 2009 ha fatto segnare un +17% di fatturato e +26% di profitti operativi.

Fare bene il proprio lavoro, ecco il business model che funziona.

3 risposte a “In difesa delle notizie a pagamento: il business model”

  1. …e per chi non e' interessato alla parte cartacea sono sicuro che sia possible trovare in giro anche i torrent e tanti saluti all'business model. Ci Sono fasi transitorie e avere dispositivi chiusi e DRM nella fase iniziale per introdurre nuove mentalita' e nuovi market e' l'unica soluzione che sembra aver funzionato fino ad ora. Non credo comunque che il lettore tipo dell'economist possa essere preso come riferimento per un mercato piu' ampio. E se la cosa e' relativamente intuitiva per i quotidiani man mano che la "data di scadenza" di un prodotto si allunga piu' problematica diventa la cosa fino ad arrivare al libro che una volta disponibile in digitale fa molto "piu' gola" del quotidiano vecchio di 5 giorni.

  2. Ciro, è vero, anche l'Economist si trova sui torrent, sia il pdf che l'audio; ma io preferisco comprarlo.

    Come quei milioni di persone che comprano la musica su iTunes anche se potrebbero scaricarla aggratis.

    Il business model c'è e funziona nonostante il p2p, IMHO.

    Invece una certa stampa italiana che pensa di andare a pagamento, io dubito la leggerei se fossero loro a pagare me 🙂

  3. Quando esiste un prodotto di qualita' da difendere e un numero sufficientemente alto di utenti che son disposti a riconoscere il valore ci sono margini di manovra altrimenti la partita e' tutta da giocare sul servizio considerando di poter avere un archivio organizzato e la comodita' di uno store comodo e funzionale? Che ci sia la possibilita' di far funzionare la cosa non ci sono dubbi ma ci sono fasi e tempi da rispettare: quella dell'Economist e' una scommessa sulla fedelta' dei propri lettori/abbonati che come ben dici non tutti i giornali/magazine/autori possono fare. Quando (se?) la fruizione digitale raggiungera' massa critica l'economist potrebbe andare a 20 euro/anno versione solo digitale e con un numero di abbonati 20 volte superiore. Ma arrivarci. Suppongo ci saranno lacrime e sangue sul percorso.

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