Adotta un documento di Wikileaks!

WikiLeaks è sotto attacco furibondo. Prima i server di Amazon, poi il DNS, poi le donazioni via PayPal. Ci ricorderemo, la prossima volta che abbiamo bisogno di un server virtuale o di un pagamento online? Spero di sì.

I tentativi di danneggiare WikiLeaks sembrano la pura e semplice rappresaglia USA per aver causato imbarazzo. La Clinton parla di Assange come di un hacker criminale, ma qual è il reato?

Dare visibilità pubblica a documenti riservati ricevuti da fonte anonima: non è quello che hanno fatto anche Der Spiegel, il Guardian e tutti gli altri? Perché il sito del New York Times non è stato oscurato? Eppure i grandi media hanno collaborato strettamente con WikiLeaks e anzi hanno fatto da potentissima cassa di risonanza in tutto il mondo (beh, quasi).

In fine, non si può non notare che gli attacchi sono cominciati dopo che in una recente intervista Assange ha rivelato che il prossimo obbiettivo sarà una grossa banca americana. Forse la paura di future rivelazioni è più forte di ogni altra considerazione?

Comunque: gli USA hanno buon gioco a prendersela con un singolo sito. Ma se invece dovessero prendersela con tutta l’internet? La mia modesta proposta è che ognuno di noi adotti un documento di WikiLeaks.

Si troveranno al mondo 260.000 blogger disposti ad adottare ognuno un documento? A creare una pagina e a taggarla correttamente? Per tutto il resto, c’è Google.

Let’s route around obstacles!

Aggiornamento:

Non è la prima volta che succedono queste cose: Daniel Ellsberg and the Pentagon Papers.

33 risposte a “Adotta un documento di Wikileaks!”

  1. il rischio – oltre alla lentezza dell’eventuale procedimento di assegnazione – è che tutti ovviamente (chi per reale ma distaccato interesse, molti altri per guadagnarci in visibilità/traffico/impression pubblicitarie) vorrebbero avere quelli più "compromettenti", con la conseguenza nemmeno troppo remota di un server dell’utente adottivo incapace poi di reggere il peso delle visite

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  2. E’ un rischio che si può correre, ti pare? Per esempio, gli articoli più importanti potrebbero essere affidati a più persone.

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  3. certo, infatti io probabilmente ne adotterei uno (o anche di più) al volo, ma se dovessero assegnarmi – per dire – quelli su Berlusconi il mio server cadrebbe sotto il peso delle prime poche migliaia di visite rendendo di fatto inutile la "delocalizzazione". Ci dovrebbe essere dietro un robusto studio per pianificare l’operazione, e poi anche un’ottima pagina-riassunto per indicare dove-sta-cosa, altrimenti il tutto non servirebbe a molto – anzi, si rischierebbe di "disperdere" eccessivamente il materiale

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  4. Qualche critica costruttiva ad una buona idea. Innanzitutto: per farla diffondere come si deve, il post dovrebbe essere in inglese. Centralizzare l’assegnazione di centinaia di migliaia di documenti è impraticabile: meglio l’anarchico fai da te tipico di internet: ognuno si prende i documenti che più gli interessano, così quelli più interessanti sarebbero più distribuiti e i problemi di crollo del server si mitigherebbero. – "creare una pagina e a taggarla correttamente": aggiungi una mini guida nel tuo post, sia per chi non sa come fare, che per chi può avere un’idea di tag corretto diversa dalla tua.

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  5. Aggiungo che comunque la cosa più sicura, per me, sarebbe fare una bella raccolta e metterla su eMule e Torrent. A quel punto sarebbe praticamente inarrestabile. Sul sito dii wikileaks qualche giorno fa il link al Torrent c’era e me lo sono già scaricato, ma non ho capito bene cosa c’è, credo che ci siano i documenti pubblicati fino a quel giorno e non tutto il malloppo.

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  6. cmq assange in una intervista ha precisato che diverse copie di tutti i doc sono sparsi in server e hard disk un po’ in tutto il globo pronti a essere rimessi online, se succede qualcosa a lui o a wikileaks.

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  7. Fabio: a fine 2007 Technorati teneva traccia di 112.000.000 blog. Metti che solo lo 0,25% sia disponibile a dare una mano 🙂

  8. @Kobayashi sì, ma che assicurazione è? "Non uccidermi altrimenti succederà quello che succederà comunque se non mi uccidi" ?!? Voglio dire, se hai in mano un’informazione compromettente, usarla come protezione per la tua vita funziona solo se non hai intenzione di renderla pubblica. (perlomeno, nei film. Nella realtà – per fortuna – non lo so).

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  9. Credo che Assange non voglia proteggere la propria vita così ma semplicemente far sapere che non cambia niente, che lui sia in vita o no, che quindi non si affannino a cercare di ucciderlo, perché tanto quello che deve essere pubblicato lo sarà.

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  10. @Leonardo per me è il contrario, invece: se hai in mano un’informazione compromettente usarla come protezione per la tua vita funziona proprio solo se "minacci" di renderla pubblica in ogni caso, con te vivo o morto, rendendo di fatto inutile l’eventuale delitto e scoraggiando qualcuno a farti del male dato che comunque non si raggiungerà lo scopo prefisso, anzi si rischierà ancora di più nel caso si dovesse essere beccati

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