Ricercatori italiani: facciamoci delle domande

Leggo sull’Economist di questa settimana che a Houston,  nel Texas, Mauro Ferrari ed Ennio Tasciotti hanno inventato un materiale rivoluzionario per curare fratture in pochi giorni e senza ricorrere a gesso o chiodi. Un altro membro del team, Raffaella Righetti, ha sviluppato uno scanner ultrasonico portatile che permette di vedere la frattura “in diretta” per decidere dove iniettare il materiale.

Mauro Ferrari si è laureato nel 1985 a Padova; Ennio Tasciotti si è laureato nel 2005 alla Normale di Pisa; Raffaella Righetti si è laureata in Ingegneria a Firenze.

11 risposte a “Ricercatori italiani: facciamoci delle domande”

  1. Il fatto che ricercatori italiani all’estero facciano ricerca con buoni risultati e’ normale.

    Quello che non e’ normale e’ che la ricerca in Italia non ottenga buoni risultati.

    La differenza e’ geografica, non di passaporto.

    Se un ricercatore canadese scoprisse qualcosa di interessante lavorando per un’universita’ italiana, sarebbe un ottimo risultato.

  2. Beh, se i soliti noti continuano a protestare contro le riforme (vedi recente caso Gelmini), questo è quello che si merita l’Italia. Le riforme servirebbero proprio a trattenere la ricerca in Italia, ma la gente ragiona con i paraocchi e vede solo lo spettro del Berlusconismo e manifesta in piazza a prescindere. Non lamentatevi poi se i ricercatori vanno all’estero. Io sono uno di quelli 🙂 E nell’università italiana c’ho lavorato per più di 5 anni prima di demordere…

  3. @Andrea Lombardoni: non sono d’accordo sul fatto che in Italia non si abbiano risultati. Spesso ce ne sono e se ne parla poco.
    Il problema é che in Italia mancano i soldi per fare tutto. I pochi risultati eccellenti che si ottengono in Italia sono grazie a quei poveri ricercatori appassionati che per amor proprio passano le notti a lavorare in uno sgabuzzino, tra una lezione e l’altra e tra un esame da correggere e l’altro.

  4. Le altre universitá nel mondo forniscono agli studenti fior fior di laboratori, strumentazione adatta e anche una remunerazione mensile dignitosa (in alcuni casi clamorosamente alta) che contribuisce anche alla motivazione personale, fondamentale tanto quanto i laboratori. In Italia la ricerca é la prima cosa che viene tagliata nelle finanziarie. Ma é cultura, a noi italiani interessano soltanto i risultati tangibili e a breve termine, poi dopo 10 anni il Texas se ne viene fuori con il nuovo materiale rivoluzionario che cambierá le sorti dell’umana stirpe.
    e’ cultura.

  5. @alebaffa

    Purtroppo tutti gli indicatori dicono che in Italia la ricerca produce poco a livello quantitativo e riguardo alla qualita’ rientra nella media.

    http://findarticles.com/p/articles/mi_m1200/is_n6_v151/ai_19123465/?tag=content;col1

    http://www.arwu.org/ARWU2010.jsp

    Chiaramente esistono isole di eccellenza (in generale la fisica), ma nel complesso la situazione non e’ buona.

    Questo non riguarda solo l’universita’, ma anche la ricerca e sviluppo:

    http://books.google.ch/books?id=Uejua4PfMrUC&pg=PA28&lpg=PA28&dq=Scientific+publications,+R%26D+expenditures,+country+size,+and+per+capita+income&source=bl&ots=3gNyxNDBAF&sig=k3d7Z_QgmNkmaHLer89_fXa7NOs&hl=de&ei=jTgjTYndIszKswbc3PzuDA&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=2&ved=0CCsQ6AEwAQ#v=onepage&q&f=false

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