di mestiere faccio il target – diapositive 2-3

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Ovvero: l’indottrinamento

Durante la discussione seguita al mio intervento, Gianluca ha commentato che “la pubblicità è per gli stupidi”; un altro ha aggiunto “è per chi non sa fare le ricerche su Google”. Io penso che la pubblicità sia per gli ingenui.

Oggi la pressione pubblicitaria non è affatto diminuita. La mente ingenua e recettiva del bambino americano medio si becca 40.000 pubblicità all’anno: a tre anni riconosce già 100 marchi, e a 10 anni ne riconosce da 300 a 400.

La pubblicità non fa presa su noi adulti smaliziati, ma certamente lascia un imprinting sui bambini al cui confronto i balilla e le guardie rosse erano dei poveri dilettanti. La nostra società dei consumi li plasma a sua immagine.

E’ un peccato perché la loro enorme capacità di imparare, che con gli anni si perde, potrebbe essere meglio alimentata. Non dico di fare come Johann Sebastian Bach che a tre anni copiava musica per il padre (e guarda te come è venuto su bene). Ma insegnare loro una seconda lingua, uno strumento musicale, un’arte? Iscriverlo a un Coder Dojo?

di mestiere faccio il target – diapositiva 1

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Ovvero: come mia madre scoprì che sapevo leggere

Avevo tre anni. Passeggiavo mano a mano con lei per un viale di Buenos Aires. Mi fermai di botto e tutto orgoglioso esclamai: “CAMPARI!”. Era la scritta in cima a un palazzo. Lei non l’aveva notata, io sì.

Sono nato e cresciuto nell’era della comunicazione di massa. A sei anni ci siamo trasferiti a Milano e il mio programma preferito era Carosello, ovvero la madre di tutti gli indottrinamenti pavloviani. Così come la ripetizione della sequenza luce + boccone induce salivazione nel cane di Pavlov anche senza boccone, allo stesso modo la sequenza marchio + sketch induce felicità nel bambino anche senza Carosello.

Per fortuna a 10 anni ebbi il mio momento “Babbo Natale non esiste” quando mio padre, che lavorava nel settore alimentare, mi spiegò che [attenzione: spoiler] quando il tonno in scatola si taglia con un grissino, è segno evidente di cattiva qualità, del tonno o del grissino, e che la varietà “pinna gialla” è la meno pregiata di tutte.

Cominciai quindi a capire che io ero un target e che stavano cercando di modificare i miei comportamenti a mio svantaggio. Da allora ho sempre diffidato di qualsiasi forma di pubblicità, e ho sempre cercato di evitarla.

State of the Net 2012

Il 2012 comincia con una buona notizia: si rifarà State of the Net. Dopo l’edizione di Udine del 2008, questa volta si fa nel Porto Vecchio di Trieste. L’obbiettivo è parecchio ambizioso:

La conferenza indagherà ancora lo stato dell’arte di internet, e punterà su un programma fatto di sfide tra dualità che descrivono l’evoluzione della Rete: la gerarchia e il network, la riservatezza e l’apertura, il contesto e il flusso, le telco e le internet company, il copyright e le creative commons.

Maggiori info sul sito, su Twitter e su FaceBook.

Appunti dal #RomagnaCamp

E’  ormai tradizione che io faccia un intervento al RomagnaCamp senza PowerPoint, a piedi nudi e con il costume ancora bagnato. Non riesco a immaginare niente di più informale e rilassato di così: è il bello di un barcamp in spiaggia.

Nei pochi minuti a disposizione ho chiesto alla platea se qualcuno aveva idee sul futuro di internet, e a che punto avremmo potuto finalmente dichiarare matura questa tecnologia.

Riprendendo l’esempio fatto prima di me da Lorenzo Viscanti sul crowdsourcing e sull’aggregazione dei dati provenienti dai checkin di Foursquare, ho proposto che il punto debole oggi è la troppa manualità richiesta al singolo utente, e ho ipotizzato un futuro in cui gli oggetti siano tutti connessi alla rete e comunichino autonomamente tra di loro, permettendoci poi di estrarre significato “live” dai dati aggregati. Per dirla con uno slogan:

dal crowdsourcing al thingsourcing.

Chiacchierando con Matteo (Bloggo Intestinale) durante il viaggio di ritorno, mi ha fatto il calzante esempio dei semafori di Lugano che hanno passato varie fasi di evoluzione della temporizzazione:

  • fissa;
  • variabile a seconda delle ore della giornata;
  • dipendente dai sensori di traffico dell’incrocio.

C’è già un progetto per fare in modo che i semafori siano tutti collegati in tempo reale a una centrale che non solo reagisce alle congestioni ma le previene regolando i flussi di tutta la rete stradale. Il passo successivo potrebbe essere la disseminazione di queste informazioni in diretta ai navigatori dei singoli veicoli, e l’inglobamento dei dati di traffico dei singoli veicoli nel programma di gestione dei flussi.

Questo è solo uno dei tantissimi esempi possibili del giorno in cui ogni singolo oggetto sarà anche un server web collegato a internet.

Durante la discussione è stata sollevata la ragionevole obiezione: come preservare la privacy in questo nuovo mondo? Al momento non ho la minima idea, vedremo. Ma sospetto che se davvero stiamo andando verso il villaggio globale, dobbiamo in qualche modo venire a patti con l’idea che nel villaggio tutti sanno tutto di tutti. Potrebbe anche darsi che l’idea di privacy sia un artefatto della società industriale di massa, e che questa idea vada in qualche modo superata.

Chiudo ringraziando pubblicamente tutti quelli che c’erano e che hanno avuto la gentilezza di fare due chiacchiere con me, ma devo salutare con particolare affetto e riconoscenza due donne speciali: Elena e Alessandra. Al prossimo RomagnaCamp.