Quattro Euro al pezzo

A seguito della storia di Giovanni Tizian, giornalista precario minacciato dalla malavita organizzata, c’è una conversazione molto interessante su twitter attorno all’hashtag #quattroeuroalpezzo che vale la pena di seguire, altrimenti non si capisce come funziona veramente l’informazione in Italia.

Tra le tantissime informazioni, una comoda tabella riassuntiva su quanto e come i giornali italiani retribuiscono il giornalista freelance. Il termine di pagamento più frequente è “quando vogliono“.

E prendono i contributi statali.

Il villaggio globale è davvero un villaggio?

Pensare a internet come a un vero e proprio villaggio, con le dinamiche del villaggio dei tempi andati, è un gioco ingenuo che però mi aiuta a capire meglio i futuri possibili. Ti propongo qui le mie parole chiave, e se hai delle triplette interessanti da proporre sono pronto ad aggiungerle.

Società Industriale Villaggio Globale
Organizzazione Gerarchia Rete
Politica Delega Partecipazione
Produzione Brand Firma
Informazione Massmedia Comare
Identità Privacy Publicness

 

In fondo l’uomo ha vissuto la maggior parte della sua storia in villaggi, e solo un breve istante in città.

ANSO: giornalismi e status quo

Ieri pomeriggio sono stato a sentire Giornalismi e status quo: come si vive il cambiamento in redazione. L’evento è stato ripreso in video, per cui aggiungo solo qualche annotazione veloce.

Riassumendo, mi pare che tutti gli attori della stampa tradizionale (giornalisti, ordine, sindacato, editori, scuole) abbiano oggi una buona consapevolezza di cosa sta succedendo, del perché sta succedendo e di come se ne esce; ma nessuno fa niente. Quel sistema è troppo complesso e quindi incapace di adattarsi. Parallelamente, le nuove realtà dell’online nascono, crescono, si adattano. Certamente non rimarremo senza informazione.

Pino Rea introduce i lavori dicendo che la situazione non è poi così negativa, dato che “le testate online hanno molti lettori”. Me lo immagino in aereo, con un motore in fiamme e quasi senza benzina, che tranquillizza i vicini in prima classe, perché le poltrone sono comode e lo spumante è gratis.

Per De Bortoli e Feltri che vivono nella carta, “cambiamento traumatico” ricorda il passaggio dal piombo alla fotocomposizione; invece per Michele Mancino del quotidiano online VareseNews “cambiamento traumatico” è la transizione dai blog a Facebook. Mi sembra chiaro che siamo di fronte a due mondi completamente diversi e non comunicanti. Mi sembra di capire che le novità nel mondo dell’informazione ci sono, e anche molto interessanti (ne ha parlato anche Guido Romeo di Wired), ma che gli attori tradizionali sono abbastanza tagliati fuori.

Del perché sono tagliati fuori ne ha detto Walter Passerini della scuola di giornalismo di Milano, svolgendo una impietosa analisi della situazione di crisi, sottolineando che essa è dovuta principalmente a errori strategici interni e solo secondariamente a internet: in particolare l’aver investito pesantemente nelle tecnologie di stampa invece che nelle persone. Un’altra cosa interessante che ha detto Passerini è che il modello “omnibus” dei grandi giornali italiani non può funzionare a lungo perché non c’è più il pubblico ma i pubblici. Io lo dissi qualche anno fa a un giornalista italiano, che non la prese benissimo.

Luca De Biase credo sia stato l’unico in sala a parlare, finalmente, del pubblico e del problema della percezione di valore: se io non percepisco un valore, tu puoi dire quello che vuoi ma io non pago. E a un certo punto ha tirato fuori la teoria dell’informazione di Claude Shannon, il che mi fa sospettare che abbia appena letto anche lui The Information: a History, a Theory, a Flood di James Gleick (che consiglio caldamente a tutti).

#ijf11: le notizie meno lette

Il festival del giornalismo di Perugia continua a farmi pensare. In particolare a) una chiacchierata a colazione con Fabio Cavallotti di Matrix, b) il panel Chi vende le notizie, ottimamente moderato da Pier Luca Santoro e c) un commento dopo il panel a pranzo con Gianluca Diegoli.

Fabio si occupa di un grosso portale italiano (l’ultimo?) che fa numeri assai grossi, e la sua visione dell’utente medio italiano ne è pesantemente condizionata. Gianluca ricordava la famosa battuta di D.F.Wallace a proposito della televisione, che però vale anche per chiunque abbia bisogno di attirare le folle:

And I’m not saying that television is vulgar and dumb because the people who compose the Audience are vulgar and dumb. Television is the way it is simply because people tend to be extremely similar in their vulgar and prurient and dumb interests and wildly different in their refined and aesthetic and noble interests.

Non è un caso se i video più visti di Youtube sono quelli più stupidi, e le foto più viste di Flickr quelle più pruriginose, e gli articoli più letti dei quotidiani sono quelli più morbosi. E se davvero sono quelli più visti, che senso ha metterli in evidenza? Vestigia di celolunghismo televisivo, forse.

Ecco: un quotidiano che voglia distinguersi dagli altri, specie online, che decida di non rincorrere ma di guidare il lettore, che voglia offrire un vero servizio, al posto dell’inutile boxino “le notizie più lette” dovrebbe mettere quello “le notizie che la gente non legge ma dovrebbe“. A un giornale così, io mi ci abbonerei.